Laboratorio di lavori manuali ed espressivi nella scuola primaria

Pittura

Dopo un intenso anno scolastico, si è conclusa la serie di laboratori espressivi e creativi, che ho proposto a cadenza settimanale ad un gruppo misto di alunni della Scuola Primaria di Sospiro (Cr).
Di volta in volta, ho cercato di coinvolgere i bambini in diverse attività pratiche volte soprattutto a sviluppare le abilità manuali e a rafforzare il senso del fare insieme.

Così abbiamo dipinto con gli acquarelli, modellato la creta, giocato con la carta di giornale, realizzato piccoli strumenti musicali a percussione, collage, maschere e pupazzi con calze imbottite di gommapiuma e stoffe…

“Ojo de Dios”

Il lungo percorso ci ha condotti, infine, alla creazione di un mandala con due bastoncini di legno e fili colorati di lana, seguendo l’esempio del cosiddetto “Ojo de Dios”.
Si tratta di un lavoro metodico e ritmico, in cui si ripete uno stesso movimento (sopra-sotto) in modo circolare.
Osservando il procedimento da me esemplificato, i bambini hanno tessuto il filo attorno ai due bastoncini, posizionati in modo da formare una croce, cambiando colore dopo un certo numero di giri. Per ultimi, hanno creato degli elementi decorativi da attaccare alle quattro estremità: piccole nappe e una treccia.

Ci sono voluti tre incontri per portare a termine il mandala, al quale i bambini si sono dedicati con grande attenzione, costanza e passione.
Alcuni mi hanno chiesto persino di regalare loro un’altra copia di bastoncini di legno perché potessero provare anche a casa a realizzare un altro “Ojo de Dios”, utilizzando la lana della mamma o della nonna.

ojo de dios

Mio nonno era un ciliegio

Mio nonno era un ciliegio_1

Durante una serie di incontri presso una delle case di riposo, dove tengo i laboratori di arteterapia, ho letto al gruppo di ospiti lo splendido libro “Mio nonno era un ciliegio”. Ne sono nati dei lavori che hanno preso avvio e spunto da tali letture.

Quando avevo quattro anni, avevo quattro nonni: due nonni di città e due nonni di campagna.
Quelli di città si chiamavano Luigi e Antonietta e assomigliavano spiccicati a tutta la gente di città.
Quelli di campagna si chiamavano Ottaviano e Teodolinda e non assomigliavano a nessuno, nemmeno ai loro vicini di casa (…).
Tutti diversi i nonni di campagna. Per prima cosa avevano oche e polli al posto di un cane; poi non uscivano quattro volte al giorno a portarli a passeggio; infine non abitavano sopra di noi, ma a quaranta chilometri di distanza e io li vedevo sì e no un paio di volte al mese. (1)

Mio nonno era un ciliegio 4

… quando la mamma nacque, il nonno andò in paese e tornò con un paio di orecchini d’oro per la nonna e una pianta di ciliegio. Andò nell’orto, scavò una buca, la riempì di letame caldo e piantò l’albero; poi prese un temperino, lo arroventò e incise a fuoco un nome: FELICITÀ. La mamma, infatti, si chiama così e questo, secondo il nonno, doveva essere anche il nome del ciliegio. Ma la nonna gli fece notare che era un nome poco adatto a un ciliegio; allora il nonno decise che lo avrebbe chiamato Felice, e così è stato. (2)

Mio nonno era un ciliegio 3

… più ancora che per i polli, la nonna aveva una passione per le oche. Non so perché; lei diceva che erano più intelligenti dei cristiani, ma io penso che fosse perché le assomigliavano un poco. Ce n’era una, Alfonsina, che era la sua preferita. Era così grande e grossa che io mi ci sedevo sopra e mi facevo portare a spasso per il cortile. Anche a me piaceva Alfonsina. Appena arrivavo mi correva incontro e mi seguiva dappertutto. E potevo dirle qualsiasi cosa che lei mi capiva. (3)

Mio nonno era un ciliegio 2
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Note:
1) Angela Nanetti, Mio nonno era un ciliegio, Edizioni EL, 2014 (pagine 9 – 10)
2) Ibidem (pagine 12 – 13)
3) Ibidem (pagine 20 – 21)

Diari di colori, immagini e parole (3)

Diari

Pubblico una serie di pagine tratte dai Diari realizzati durante il laboratorio di Arteterapia presso la Fondazione Soldi di Vescovato (Cr).
Tramite questi diari sono emersi ricordi, conversazioni interessanti, rappresentazioni grafiche e pittoriche significative, in particolare su temi molto sentiti come la scuola, il fascismo, la guerra, la maternità, la vita di campagna.
I partecipanti hanno accolto con gioia ed entusiasmo il percorso che ha cercato di far uscire dall’anonimato e di valorizzare le storie di vita di ciascuno, aprendole alla possibilità di un confronto con quelle degli altri.
I Diari, rilegati con filo di cotone, sono diventati oggetti fruibili e sono stati restituiti all’esterno, in particolare attraverso l’organizzazione di una mostra presso la struttura.

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